Una visita al laboratorio epistemologico

La visita al Laboratorio epistemologico Pensare per storie di un gruppo di studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore Edmondo De Amicis di Roma.
La loro insegnante, Maria Antonietta Rotondo, presenta la classe e spiega quali obiettivi si è posta programmando una visita al laboratorio.
La relazione di uno degli studenti, Francesca Zannotti, presenta l'itinerario proposto.

 

L’insegnante e il progetto didattico

Insegno optometria all’IPSIA De Amicis di Roma, i miei studenti hanno dai 16 ai 19 anni, io devo spiegare loro i difetti visivi e tutte le tecniche per correggere tali difetti. 

Il mio discorso con questa classe di quarta che a settembre è andata a visitare il laboratorio epistemologico era appena iniziato: loro negli anni precedenti avevano appreso nozioni di ottica fisica e di laboratorio ottico montaggio occhiali, non avevano nessuna informazione anatomica dell’occhio e fisiologica della visione, tale programmazione infatti inizia in quarta, con laboratorio di oftalmologia, di optometria e di contattologia. Alla fine del quinto anno gli studenti ottengono il diploma abilitante nella professione di ottico, con abilità nella misurazione della vista e applicazione delle lenti a contatto. 

Le mie lezioni all’inizio partono da molto lontano, ma vanno nel mondo reale, su ciò che loro vedono e ciò che li circonda, il loro sentire: tutto quello che vedono ha uno sfondo e una prospettiva che è completamente diversa per chi sta loro davanti, loro sono il centro del mondo, ma chi sta di fronte è a sua volta il centro del mondo, questo centro è soggettivo e tutti sono protagonisti della propria vita e di ciò che vedono.

Non c’è quindi una cosa giusta o sbagliata ma bisogna cercare di vedere anche con gli occhi dell’altro, mettersi in un altro punto di vista, cambiare prospettiva.

Il bel film americano "l’attimo fuggente" nella scena finale fa salire in piedi sul banco ad uno ad uno tutti gli studenti che mostrano così di voler cambiare modo di vedere: il pensiero non deve essere fermo ma deve spostare la prospettiva per potersi evolvere.

Vedere, la percezione visiva, cosa vediamo quando vediamo… attraverso le illusioni ottiche i miei studenti entrano in un mondo affascinante e misterioso, un altro modo di "vedere".

Li introduco nella stereoscopia, lo studio della profondità: lo spazio, le linee, il davanti il dietro, il concavo, il convesso, i colori, le luci, la posizione delle ombre, come tutti questi elementi ci possono servire per capire, interpretare, insomma leggere quello che abbiamo davanti. Ecco, inizio proprio dalla lettura, prendo una figura con parecchi elementi ma tutti ordinari, uno degli studenti la descrive agli altri che la devono disegnare, scoprendo così che ognuno di loro ha nella memoria delle immagini ben precise e la descrizione del lettore li porta a modificarle, fino al confronto con l’originale e a scoprire le differenze.

Questo è un esercizio che serve anche per capire che ognuno di noi ha memorizzato delle immagini che ha visto e se ci è proposta o raccontata una cosa che non conosciamo e non somiglia a niente di conosciuto, noi la vediamo ma non siamo in grado di capirla. A volte, come nei giochi TV, basta che ci propongano l’immagine capovolta, noi non riusciamo a riconoscerla, anche se è un oggetto che usiamo tutti i giorni, ci stropicciamo gli occhi, ci sentiamo a disagio, perché vediamo ma non riconosciamo.

E’ con questo discorso sulla visione che i miei studenti sono entrati nel Laboratorio Epistemologico; essi sono: Perla Finesso, Tabita Guerrieri, Daniele Palladino, Rinaldo Rinaldi, Sergio Sardella, Patrizio Schirone, Valentina Sebastiani, Francesca Zannotti.


Il laboratorio epistemologico

Il laboratorio epistemologico Pensare per storie è nato come polo del MUSIS (Museo della scienza e della informazione scientifica). E’ stato fondato nel 1995 da un gruppo composto in prevalenza da docenti, come esito e approfondimento di un’attività di studio iniziata nel 1990.

Si propone quale luogo di ricerca e di apprendimento su "come gli organismi particolari o gli aggregati di organismi conoscono, pensano e decidono e sui limiti necessari e le altre caratteristiche dei processi di conoscenza, pensiero e decisione". (Gregory Bateson)

Pone tra le sue finalità quella di realizzare una riflessione sulle premesse epistemologiche che informano sia il modo che ogni individuo ha di guardare al mondo che la cultura scientifica del nostro tempo e la diffusione della cultura scientifica.

  • "…la comprensione delle leggi del mondo naturale e delle logiche di quello costruito dall’uomo, così come la comprensione e il possesso dei metodi della matematica, delle scienze sperimentali e della tecnologia sono un aspetto essenziale nella formazione intellettuale di ogni persona
  • la mancanza di conoscenze scientifico-tecnologiche impedisce di affrontare in modo maturo le decisioni pratiche e le scelte etiche che l’intreccio fra scienza, vita personale e società impongono ad ogni cittadino
  • i contenuti e i metodi della scienza e della tecnologia sono, anche se in modi diversi, una componente necessaria di qualsiasi professionalità"

    Il laboratorio consiste in uno spazio espositivo, al momento articolato in due ambienti, arredato da una serie di esperienze volte a mettere a fuoco il ruolo dell’osservatore nella costruzione della conoscenza e la sua responsabilità conoscitiva.

    La nostra visione del mondo si costruisce, infatti, rispettando i vincoli della nostra biologia e della nostra cultura e i vincoli di ciò che chiamiamo realtà; l’unità evolutiva è l’uomo nel suo ambiente.

    Il percorso o i percorsi possibili non sono stati progettati con l’intenzione di suggerire delle risposte, ma piuttosto di mettere in condizione chi li segue di porsi delle domande, di riflettere su come noi percepiamo e pensiamo il mondo e noi stessi e sulla relazione tra le due cose.

    Le attività si svolgono a vari livelli: il laboratorio è visitato da studenti, insegnanti e cittadini; al suo interno è attiva una biblioteca con testi di carattere scientifico; vi si svolgono, inoltre, seminari, si tengono gruppi di lettura e corsi di aggiornamento. In occasione della Settimana della Cultura Scientifica vengono organizzate mostre ed esperienze.

    Il Laboratorio epistemologico Pensare per storie si trova presso l’Istituto Superiore "Leonardo Da Vinci" Via Cavour, 258 – Roma. Contatti: Lucilla Ruffilli lruffil@tin.it, Daniela Berardi MD7137@mclink.it, Angela Maria Petrone an.de@tiscalinet.it


    L'itinerario, dal racconto di uno studente

    Questa è la descrizione di uno studente che ha visitato il Laboratorio Pensare per storie. Le immagini sono cliccabili e portano a schede con le consegne didattiche per gli studenti. I commenti e le riflessioni sulle esperienze proposte sono indicate dal logo del papero-lepre.

    Il 10 settembre 2000 ci siamo recati con la professoressa Rotondo al museo epistemologico presso la scuola Leonardo Da Vinci.
    Giunti nella scuola siamo stati all’interno del museo e abbiamo cominciato ad osservare le varie strutture e le immagini esposte.
    Per prima cosa abbiamo appreso il significato di epistemologia, cioè studio della scienza.
    Così abbiamo cominciato la visita…

 



L'insegnante e il progetto didattico

Il laboratorio epistemologico

L'itinerario

Le opinioni degli studenti

Le riflessioni degli insegnanti

Cos'è l'epistemologia

 
 
Il punto cieco

…Abbiamo preso un foglio con sopra l’immagine di una stella e un cerchio nero disegnati su un foglio bianco, abbiamo osservato il foglio chiudendo l’occhio destro. Poi pian piano lo abbiamo allontanato e ad una certa distanza l’immagine del cerchio non la vedevamo più. Questo fenomeno è spiegabile perché i raggi luminosi vanno a incidere il punto cieco dell’occhio, pertanto l’immagine non si vede… (La stella e il cerchio nero possono essere sostituiti per esempio da una rana e una mosca).

 



 

L'arco di Saint Louis

..Noi vediamo le cose nel modo in cui siamo abituati a conoscere, solitamente vediamo archi più alti che larghi, siamo così portati a identificare in questo caso l’arco di St. Louis come nel nostro modello di arco…



Le proiezioni di Peters e di Mercatore

…È successa la stessa cosa anche con le cartine del mondo. Una rappresentava il mondo nel modo in cui conosciamo, l’altro sembrava avere delle imprecisioni. In realtà sono vere sia l’una che l’altra…


 







 
L’Australia

…Ci siamo posti il quesito, mentre osservavamo una cartina australiana, secondo noi la cartina era messa sotto sopra. Solamente con l’aiuto della professoressa, siamo arrivati a pensare che quello è il mondo che vedono gli australiani. Esistono diverse realtà e diverse verità. Tutte significative e giuste, così come sia le nostre cartine sia quelle degli altri sono vere. Molto importante quindi è il pensiero di G. Bateson: "... La mappa non è il territorio, la parola gatto non graffia...".

 



 

La pipa di Magritte

La stessa cosa avviene guardando sulla sinistra del quadro.
- Che cos’è?
- Una pipa.
Non è una pipa, ma un quadro con l’immagine di una pipa.
Tra le parole e le cose regna una frattura variabile e misteriosa analoga alla frattura altrettanto variabile e misteriosa che separa le immagini dalle cose...
La differenza non esiste solo tra parole e cose, cose e immagini, ma c’è differenza anche tra l’immagine e ciò di cui è immagine.

 



 

I pattinatori

…Queste immagini danno l’impressione che i pattinatori sia nel primo caso che nel secondo stanno rompendo uno il foglio e l’altro il ghiaccio.
Mi ha colpito specialmente la prima immagine, perché avevo l’impressione che il pattinatore dall’esterno entrasse nell’immagine per andare a spezzare quella atmosfera di tranquillità e di monotonia, dandomi l’impressione del movimento…

 



C. Canè. Rompere il ghiaccio



C. Canè. A doppio taglio

 
La camera di Ames

…In questo caso la nostra mente è stata ingannata, come quando abbiamo guardato da una fessura l’interno della struttura illustrata qui a destra. Invece guardando attraverso delle fessure laterali, abbiamo visto che il pavimento non era regolare e l’orologio era tondo…

 



 

Le maschere di Gregory

…Ci siamo posti davanti una struttura con scolpite due facce, una sporgente e l’altra incavata.
Rimanendo fissi con lo sguardo prima su una faccia e poi sull’altra, muovendoci da una parte all’altra, abbiamo notato che lo sguardo fisso della faccia incavata seguiva il movimento del nostro corpo…

 



 

Numeri e lettere

 …Continuando con la visita, ho avuto modo di poter provare altre impressioni e illusioni.
Tra i vari pannelli, uno mi ha colpito. Sopra c’erano dei numeri e delle lettere, coprendo le lettere A e C, sulla linea verticale avevamo il 12, il 13 e il 14, coprendo invece i numeri 12 e 14 sulla linea orizzontale avevamo le lettere A, B e C, pertanto la B corrispondeva al 13 e viceversa.
Con uno stesso simbolo si possono avere due significati diversi…

 



 

Figure in prospettiva

…Abbiamo guardato un libricino con sopra un resoconto. C’erano su un foglio 3 omini con le stesse dimensioni, poste ad altezze diverse. L’impressione però è quella che gli omini abbiamo dimensioni molto diverse…

 



 

La scala

…Molto spesso non riusciamo a focalizzare dimensioni o forme, bastano pochi secondi a volte per delineare contorni. Mi è capitata questa cosa mentre osservavo l’immagine di un volto: delle volte vedevo il viso giovanile altre volte lo vedevo anziano. Oppure osservando la seguente immagine, la forma della scala a volte sembrava capovolta…

 



 

Le opinioni di alcuni studenti

  • Gli esperimenti menzionati servono a farci comprendere che non sempre ciò che noi riteniamo di vedere realmente con i nostri occhi corrisponde alla realtà. In effetti tali esperimenti hanno dimostrato in modo inconfutabile quanto diversa sia la realtà oggettiva da quella che noi percepiamo con il senso della vista. Ciò sta a dimostrare che a volte percepiamo oggetti di forme e dimensioni diametralmente opposte a quelle che effettivamente sono, così che dobbiamo ricrederci su ciò che si è visto e, senza arrivare a conclusioni affrettate, dobbiamo porci la domanda: quel che vedo o quel che ho visto è la vera realtà o è una visione virtuale della realtà? La risposta a tale quesito non può essere semplicistica, bensì di volta in volta siamo tenuti ad andare in fondo alla realtà per non darci risposte sbagliate.
  • Appena entrata nel museo nulla destava il mio interesse: le immagini erano solo immagini e le parole solamente parole. Non avrei mai immaginato che questa visita mi avrebbe permesso di vedere il mondo sotto un’altra luce. Mi permetterà di non fermarmi davanti all’apparenza ma di entrare in profondità in tutte le cose. La mia mente si è arricchita e si è aperta moltissimo verso tutto ciò che mi circonda, dandomi la possibilità di imparare a rispettare gli altri.
  • Dopo questa esperienza ho potuto costatare che tutto ciò che vediamo si forma nella nostra psiche. Ognuno di noi ha un modo diverso di percepire le cose, ed è proprio per questo che ognuno associa ad esso un attributo diverso. Ogni attributo definisce l’immagine di un oggetto che in realtà è un’illusione ottica che a noi rimane difficile da individuare.
  • Non si può a mio parere conoscere tutto ciò che ci circonda ma grazie allo studio di molti siamo riusciti a sapere tante cose. La mia conoscenza non mi permette di discernere la separazione che c’è tra la realtà e la finzione, ma sono certa che già il fatto stesso che ci poniamo questo dubbio spingerà altri ad esaminare lo scibile e a trovare la risposta. Non sapevo quanto fosse complesso il sistema ottico e non immaginavo neppure il complicato funzionamento del nostro cervello; apprezzo ancor di più gli studi che sto facendo. Posso ben racchiudere questa esperienza con la frase: "QUELLO CHE VEDIAMO IN REALTA’ E’ IL NOSTRO MODO DI ESSERE".
  • Con questa esperienza ho capito che ognuno di noi percepisce le immagini, le cose in modo diverso. Per esempio una frase per me può avere un certo significato, mentre per un’altra persona può averne uno completamente diverso. Questo dipende dalla nostra psiche, che naturalmente varia da persona a persona.
  • Per capire meglio ciò che mi è stato dimostrato mi sono rivolta all’immagine di una donna, che poteva essere vista come una donna giovane oppure come una signora anziana, dipendeva da come veniva osservata. Eh già. forse è questo quello che manca un po’ a tutti noi, la capacità di osservare e di vedere anche ciò che non si vede. Questo non mi spaventa, perché non dimostra che noi non vediamo, è solo che ci limitiamo spesso a rimanere ai bordi della realtà senza andare a fondo. A volte mi domando se è la mia mente che mi priva di vedere, oppure sono io che non riesco a percepire le immagini che essa mi inquadra: siamo uno indipendente dall’altra.
  • Tutto questo mi ha fatto capire che le cose e le immagini non esistono ma sono tutte percepite dalla nostra psiche e che ognuno di noi comprende le cose, le immagini, le frasi ecc. in modo diverso e di come la nostra psiche percepisce tutto ciò.

    Perla Finesso, Tabita Guerrieri, Daniele Palladino, Rinaldo Rinaldi, Sergio Sardella, Patrizio Schirone, Valentina Sebastiani, Francesca Zannotti.


    Le riflessioni degli insegnanti: il bilancio di un'esperienza

    Il fatto che degli studenti di sedici/diciotto anni riflettano su una domanda come ‘che cosa è la realtà?’ ci sembra interessante. Fa parte, infatti, della loro crescita culturale come della crescita di ognuno una riflessione su come noi conosciamo le cose e sulle cose che conosciamo, su come in altre parole ci rapportiamo alla realtà.

    Da bambini, nella nostra storia cognitiva, c’è sempre stato un adulto che ci ha aiutato a sviluppare la capacità di mentalizzare.

    Per sviluppare tale capacità "…il bambino ha bisogno di avere accanto un adulto, o un bambino più grande, disposto a 'stare al gioco'". Giocando con la realtà il bambino diviene capace di costruire il proprio sé, "distinguere l’interno dall’esterno, la verità dalla finzione, il reale da ciò che reale non è" (Gianluigi Di Cesare, Vincenzo Caretti, Tra spazi virtuali e rifugi della mente, "Il Manifesto", venerdì 29 giugno 2001 p. 13).

    Questo percorso di crescita della capacità di mentalizzazione e della costruzione del proprio sé avviene nella scuola ed in altri contesti, fra cui il laboratorio, un luogo in cui si propongono situazioni ed esperienze che invitano a pensare alla mente, e a riflettere sul pensiero, infatti riflettere sul pensiero aiuta a scoprire nuovi modi per capire altre cose.

    Nel laboratorio alcuni esperimenti inducono a pensare come "le sensazioni che abbiamo nell’esplorare l’ambiente e le descrizioni di quest’ultimo, insieme alla folla di comportamenti che ciascuno esibisce per adattarsi alla propria nicchia, si realizzano grazie a processi che avvengono nei nostri corpi e che, nella stragrande maggioranza dei casi, sfuggono completamente alla nostra consapevolezza" (Enrico Bellone, I corpi e le cose, Bruno Mondadori 2000, quarta di copertina).

    Le riflessioni degli studenti, dopo la visita del laboratorio, ci fanno capire che il mettersi in gioco in un percorso strutturato, se da un lato può creare confusione sul concetto di realtà, e su questa confusione bisogna lavorare molto, dall’altro induce ad un maggiore rispetto per il punto di vista/realtà degli altri e mette in luce l’aspetto emotivo del processo di conoscenza.

    Abbiamo già detto che nel laboratorio è implicita una domanda ‘che cos'è la realtà?’ questa domanda fa emergere e mette a fuoco la figura dell’osservatore.

    Vorremmo concludere con le parole di uno scienziato contemporaneo, Giuseppe O. Longo:

    "Lo studio della complessità ha contribuito a produrre un vero e proprio capovolgimento epistemologico, poiché ha sostituito alla tradizionale ricerca dell’unico ‘vero’ punto di vista descrittivo-esplicativo una pluralità di descrizioni, ciascuna delle quali nasce dall’interazione del fenomeno con un particolare osservatore dotato di caratteristiche e di scopi individuali. In questa prospettiva, il significato viene inventato e non più scoperto, come quando si presume di adottare il punto di vista archimedeo, situato all’infinito, tipico della fisica tradizionale. Inoltre il caso e la necessità riflettono le nostre caratteristiche non meno di quelle della natura. Il conoscere viene considerato come un processo coevolutivo o coimplicativo che costruisce la conoscenza e insieme anche le strutture conoscitive del soggetto. In questo senso è frutto dell’interazione tra individuo e ambiente, ma anche della interazione filogenetica tra specie e ambiente: è il frutto di un lungo apprendistato che ha selezionato e seleziona ciò che è più utile alla sopravvivenza... organismo e ambiente sono legati da una descrizione-selezione reciproca, che coinvolge tutto il corpo…" (Giuseppe O. Longo, Homo technologicus, Meltemi 2001 p.105).


    Alcune definizioni di epistemologia

    Dal Vocabolario della lingua italiana Treccani
    [dall'ingl. epistemology) (comp. del gr. episteme "conoscenza scientifica" e -logy "-logia"), termine coniato (1854) dal filosofo scozz. J.F. Ferrier]. - Nella filosofia del sec. 19°, la parte della gnoseologia che più in particolare si occupava dei metodi e dei fondamenti della conoscenza scientifica. In un'accezione più moderna e corrente, che prescinde dalla priorità dell'indagine gnoseologica e preferisce insistere sull'esemplarità della scienza positiva, s'intende per epistemologia l'indagine critica intorno alla struttura e ai metodi (osservazione, sperimentazione e inferenza) delle scienze, riguardo anche ai problemi del loro sviluppo e della loro interazione, sinon. quindi di filosofia della scienza; può riferirsi anche all'analisi critica dei fondamenti di singole discipline: e. della matematica, e. della fisica, ecc., o della conoscenza in quanto tale (e. genetica, e. evoluzionistica).

    Dall'Enciclopedia Microsoft ® Incarta ® 98 Epistemologia
    (Greco , episteme, "conoscenza", logos, "studio"), disciplina filosofica concernente le teorie della conoscenza. L’epistemologia si occupa della definizione di "conoscenza" e dei concetti ad essa relativi, dei suoi fondamenti e criteri, della validità e dei livelli di certezza, di una sua possibile tipologia e dell’esatta relazione tra il soggetto conoscente e l’oggetto conosciuto.

    Da Gregory Bateson, Mente e natura, Adelphi, Milano 1984
    Combinazione di un ramo della scienza con un ramo della filosofia. Come scienza, l’epistemologia studia come gli organismi particolari o gli aggregati di organismi conoscono, pensano e decidono. Come filosofia, l’epistemologia studia i limiti necessari e le altre caratteristiche dei processi di conoscenza pensiero e decisione.

    Dall’enciclopedia Garzanti di filosofia, 1981
    Termine, coniato sulle parole greche episteme (scienza) e logos (discorso), con cui si indica quella branca della teoria generale della conoscenza che si occupa di problemi quali i fondamenti, la natura, i limiti e le condizioni di validità del sapere scientifico, tanto delle scienze cosiddette esatte (logica e matematica), quanto delle scienze cosiddette empiriche (fisica, chimica, biologia ecc.; psicologia, sociologia, storiografia ecc.). L’epistemologia è quindi lo studio dei criteri generali che permettono di distinguere i giudizi di tipo scientifico da quelli di opinione tipici delle costruzioni metafisiche e religiose, delle valutazioni etiche ecc. In questo senso l’epistemologia è considerata parte della filosofia della scienza.

    Da Gregory Bateson e Mary Catherine Bateson, Dove gli angeli esitano, Adelphi, Milano, 1989, p. 314
    Combinazione di un ramo della scienza con un ramo della filosofia. Come scienza, l’epistemologia studia come gli organismi particolari o gli aggregati di organismi conoscono, pensano e decidono. Come filosofia, l’epistemologia studia i limiti necessari e le altre caratteristiche dei processi di conoscenza, pensiero e decisione.

    Dall’enciclopedia multimediale Omnia 98, De Agostini
    Disciplina della filosofia che studia criticamente la conoscenza scientifica proponendosi l'analisi del linguaggio, delle metodologie, della strutturazione dei concetti in teorie, stabilendone i criteri di validità. Nell'epistemologia contemporanea, particolare rilievo hanno avuto le riflessioni di R. Carnap, B. Russell, K. Popper.

    Da von Foester Heinz, Sistemi che osservano, Casa editrice Astrolabio, Roma 1987, p.235
    La regola di trasformazione che genera il mondo delle nostre esperienze.