Tutto questo mi ha fatto capire che le cose e le immagini
non esistono ma sono tutte percepite dalla nostra psiche e che
ognuno di noi comprende le cose, le immagini, le frasi ecc. in
modo diverso e di come la nostra psiche percepisce tutto ciò.

Perla Finesso, Tabita Guerrieri,
Daniele Palladino, Rinaldo Rinaldi, Sergio Sardella, Patrizio
Schirone, Valentina Sebastiani, Francesca Zannotti.
Le riflessioni degli
insegnanti: il bilancio di un'esperienza
Il fatto che degli studenti di sedici/diciotto anni
riflettano su una domanda come ‘che cosa è la realtà?’
ci sembra interessante. Fa parte, infatti, della loro crescita
culturale come della crescita di ognuno una riflessione su
come noi conosciamo le cose e sulle cose che conosciamo, su
come in altre parole ci rapportiamo alla realtà.
Da bambini, nella nostra storia cognitiva, c’è sempre
stato un adulto che ci ha aiutato a sviluppare la capacità di
mentalizzare.
Per sviluppare tale capacità "…il bambino ha
bisogno di avere accanto un adulto, o un bambino più grande,
disposto a 'stare al gioco'". Giocando con la
realtà il bambino diviene capace di costruire il proprio sé,
"distinguere l’interno dall’esterno, la verità dalla
finzione, il reale da ciò che reale non è"
(Gianluigi Di Cesare, Vincenzo Caretti, Tra spazi virtuali
e rifugi della mente, "Il Manifesto", venerdì
29 giugno 2001 p. 13).
Questo percorso di crescita della capacità di mentalizzazione
e della costruzione del proprio sé avviene nella scuola ed in
altri contesti, fra cui il laboratorio, un luogo in cui si
propongono situazioni ed esperienze che invitano a pensare
alla mente, e a riflettere sul pensiero, infatti
riflettere sul pensiero aiuta a scoprire nuovi modi per capire
altre cose.
Nel laboratorio alcuni esperimenti inducono a pensare come
"le sensazioni che abbiamo nell’esplorare l’ambiente
e le descrizioni di quest’ultimo, insieme alla folla di
comportamenti che ciascuno esibisce per adattarsi alla propria
nicchia, si realizzano grazie a processi che avvengono nei
nostri corpi e che, nella stragrande maggioranza dei casi,
sfuggono completamente alla nostra consapevolezza"
(Enrico Bellone, I corpi e le cose, Bruno Mondadori
2000, quarta di copertina).
Le riflessioni degli studenti, dopo la visita del
laboratorio, ci fanno capire che il mettersi in gioco in un
percorso strutturato, se da un lato può creare confusione sul
concetto di realtà, e su questa confusione bisogna lavorare
molto, dall’altro induce ad un maggiore rispetto per il punto
di vista/realtà degli altri e mette in luce l’aspetto
emotivo del processo di conoscenza.
Abbiamo già detto che nel laboratorio è implicita una
domanda ‘che cos'è la realtà?’ questa domanda fa
emergere e mette a fuoco la figura dell’osservatore.
Vorremmo concludere con le parole di uno scienziato
contemporaneo, Giuseppe O. Longo:
"Lo studio della complessità ha contribuito a
produrre un vero e proprio capovolgimento epistemologico,
poiché ha sostituito alla tradizionale ricerca dell’unico
‘vero’ punto di vista descrittivo-esplicativo una pluralità
di descrizioni, ciascuna delle quali nasce dall’interazione
del fenomeno con un particolare osservatore dotato di
caratteristiche e di scopi individuali. In questa prospettiva,
il significato viene inventato e non più scoperto,
come quando si presume di adottare il punto di vista
archimedeo, situato all’infinito, tipico della fisica
tradizionale. Inoltre il caso e la necessità riflettono le nostre
caratteristiche non meno di quelle della natura. Il conoscere
viene considerato come un processo coevolutivo o coimplicativo
che costruisce la conoscenza e insieme anche le strutture
conoscitive del soggetto. In questo senso è frutto
dell’interazione tra individuo e ambiente, ma anche della
interazione filogenetica tra specie e ambiente: è il frutto
di un lungo apprendistato che ha selezionato e seleziona ciò
che è più utile alla sopravvivenza... organismo e ambiente
sono legati da una descrizione-selezione reciproca, che
coinvolge tutto il corpo…" (Giuseppe O. Longo, Homo
technologicus, Meltemi 2001 p.105).
Alcune definizioni di
epistemologia
Dal Vocabolario della lingua italiana Treccani
[dall'ingl. epistemology) (comp. del gr. episteme
"conoscenza scientifica" e -logy
"-logia"), termine coniato (1854) dal filosofo
scozz. J.F. Ferrier]. - Nella filosofia del sec. 19°, la
parte della gnoseologia che più in particolare si occupava
dei metodi e dei fondamenti della conoscenza scientifica. In
un'accezione più moderna e corrente, che prescinde dalla
priorità dell'indagine gnoseologica e preferisce insistere
sull'esemplarità della scienza positiva, s'intende per epistemologia
l'indagine critica intorno alla struttura e ai metodi
(osservazione, sperimentazione e inferenza) delle scienze,
riguardo anche ai problemi del loro sviluppo e della loro
interazione, sinon. quindi di filosofia della scienza;
può riferirsi anche all'analisi critica dei fondamenti di
singole discipline: e. della matematica, e. della
fisica, ecc., o della conoscenza in quanto tale (e.
genetica, e. evoluzionistica).
Dall'Enciclopedia Microsoft ® Incarta ® 98
Epistemologia
(Greco , episteme, "conoscenza", logos,
"studio"), disciplina filosofica concernente le
teorie della conoscenza. L’epistemologia si occupa della
definizione di "conoscenza" e dei concetti ad essa
relativi, dei suoi fondamenti e criteri, della validità e dei
livelli di certezza, di una sua possibile tipologia e
dell’esatta relazione tra il soggetto conoscente e
l’oggetto conosciuto.
Da Gregory Bateson, Mente e natura, Adelphi,
Milano 1984
Combinazione di un ramo della scienza con un ramo della
filosofia. Come scienza, l’epistemologia studia come gli
organismi particolari o gli aggregati di organismi conoscono,
pensano e decidono. Come filosofia,
l’epistemologia studia i limiti necessari e le altre
caratteristiche dei processi di conoscenza pensiero e
decisione.
Dall’enciclopedia Garzanti di filosofia, 1981
Termine, coniato sulle parole greche episteme
(scienza) e logos (discorso), con cui si indica quella
branca della teoria generale della conoscenza che si occupa di
problemi quali i fondamenti, la natura, i limiti e le
condizioni di validità del sapere scientifico, tanto delle
scienze cosiddette esatte (logica e matematica), quanto delle
scienze cosiddette empiriche (fisica, chimica, biologia ecc.;
psicologia, sociologia, storiografia ecc.). L’epistemologia
è quindi lo studio dei criteri generali che permettono di
distinguere i giudizi di tipo scientifico da quelli di
opinione tipici delle costruzioni metafisiche e religiose,
delle valutazioni etiche ecc. In questo senso
l’epistemologia è considerata parte della filosofia della
scienza.
Da Gregory Bateson e Mary Catherine Bateson, Dove gli
angeli esitano, Adelphi, Milano, 1989, p. 314
Combinazione di un ramo della scienza con un ramo della
filosofia. Come scienza, l’epistemologia studia come gli
organismi particolari o gli aggregati di organismi conoscono,
pensano e decidono. Come filosofia,
l’epistemologia studia i limiti necessari e le altre
caratteristiche dei processi di conoscenza, pensiero e
decisione.
Dall’enciclopedia multimediale Omnia 98, De Agostini
Disciplina della filosofia che studia criticamente la
conoscenza scientifica proponendosi l'analisi del linguaggio,
delle metodologie, della strutturazione dei concetti in
teorie, stabilendone i criteri di validità.
Nell'epistemologia contemporanea, particolare rilievo hanno
avuto le riflessioni di R. Carnap, B. Russell, K. Popper.
Da von Foester Heinz, Sistemi che osservano, Casa
editrice Astrolabio, Roma 1987, p.235
La regola di trasformazione che genera il mondo delle
nostre esperienze.